Il culto delle Veneri steatopigie

Al giorno d’oggi abbiamo il preciso concetto della maternità, del rapporto preciso di causa effetto che sta alla base della gravidanza e della venuta al mondo di una nuova vita e nonostante tutto la nascita di un bambino, la generazione di una nuova vita, ci riempie invariabilmente di meraviglia, per la nascita e per la Donna che crea, con il giusto concorso dell’uomo, dentro se stessa, da due semplici cellule generatrici, un nuovo essere umano che diventerà adulto a sua volta e genererà a sua volta continuando la specie. La Donna, dunque, è la meraviglia artefice della continuazione del genere umano. Tutto questo è meraviglioso ma non era la stessa consapevolezza molti anni fa e ci riferiamo al periodo antico, la preistoria in cui non esistevano consapevolezze particolari che oggi ci sembrano così banali e scontate.

Nelle preistoria non esisteva la consapevolezza del tempo, del calendario, dell’avvicendarsi dei giorni suddivisi in periodi di cui avere consapevolezza. Il fatto stesso che tra il rapporto tra un uomo e una donna trascorresse un lungo periodo, nove mesi per noi, indeterminabile per gli esseri umani di allora, rendeva difficile mettere in correlazione la nascita di un cucciolo d’uomo e il rapporto avvenuto tanto tempo prima. Per quanto ne possiamo sapere, è plausibile che a quei tempi si considerasse la nascita di un bambino al pari della nascita di un qualunque frutto della terra, un mistero inspiegabile. Il mistero della nascita di un cucciolo d’uomo, invariabilmente da una donna, mai da un uomo, ha attribuito alla donna un valore nello stesso tempo affascinante e di timore per il suo legame a qualcosa di misterioso e non spiegabile.  Questo spiega anche la  rappresentazione  femminile in chiave di culto, come si venera qualcosa di inspiegabile legato a forze superiori. Una di queste figure femminili oggetto di antico culto è la “Venere di Willendorf” che risale, secondo le determinazioni, a circa 26.000 anni fa, oggi conservata al museo di storia naturale di Vienna.

Altre Veneri celebri

La venere di Willendorf non è l’unico esempio che conferma la considerazione antica per le donne: La Venere di Tan-Tan rinvenuta in Marocco, solo 6 cm di altezza, risalente addirittura ad un’epoca difficilmente determinabile ma stimata tra i 500 mila e i 300 mila anni avanti Cristo. Merita menzione anche la Venere di Lespugna, anche in questo caso di circa 25 mila anni fa, rinvenuta nell’area dei Pirenei, in avorio. Non possiamo non menzionare anche la Venere di Moravany, ritrovata in Slovacchia, di circa 23 mila anni fa. Anche in Provincia di Lecce sono state trovate due statuine, anche queste due piccole, di 9 e 6 cm, rinvenute nella Grotta delle Veneri nel Comune di Palabiita e attualmente ospitate al museo Provinciale Sigismondo Castromediano.

Austria, Slovacchia, Puglia, Marocco, Pirenei: per l’epoca preistorica erano luoghi estremamente distanti, difficile spostarsi da un luogo dall’altro se non con lunghi e pericolosi viaggi, eppure tutte le Veneri Steatopigie, ossia con grosse natiche e forma particolarmente robuste e tondeggianti, hanno ovunque le medesime caratteristiche:  seno prosperoso, fianchi accoglienti. Le donne ideali dell’epoca erano così? Probabilmente questa rappresentazione vuole simboleggiare le fertilità femminile nella loro pienezza.

Foto by José-Manuel Benito (Own work) [Public domain], via Wikimedia Commons.

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